Una pittura sicuramente “espressionista”, definirei quella che la Avidano mette in mostra (…) se per espressionista intendiamo che la “ratio”, il leit motiv di tutte queste tele, sia cercar di andare al di là di ciò che si mostra per tentare di torcere le soglie de santuario della coscienza umana, per provare a leggere cosa si cela sotto il rappresentato (…).
E la sua passione diventa lavoro, quadri che nascono dal puro desiderio di mettere sé stessa sulla tela attraverso il corpo umano, uomo, donna e bambino, e le sue diverse età.
Sue sono le grandi dimensioni di tele e pannelli, sue sono le tinte forti, contrastanti e l’uso quasi onnipresente del rosso. Passione, amore, rancore, dolore, dolcezza e realismo… Voci che si rincorrono sul filo di cornici che calzano come guanti le sue opere spatolate e pennellate…

… dipinti ad olio di significative dimensioni, quasi tutti realizzati con la tecnica della spatola, “raccontano” l’uomo così come il suo corpo, senza finzioni né “maschere”, né “abiti” di alcun genere, sì da far trasparire le emozioni più nascoste, più intime, le attese e le delusioni di una ricerca esistenziale nella quale rimangono segnate sul “corpo” le “incomprensioni”, le “condanne”, le “ansie”.
Come nell’opera kafkiana la “condanna” che le “convenzioni” e le “mode” pronunciano, in nome di una “verità dell’apparire”, di una “verità della forza”, viene “scritta” da uno “stilo di ferro” sulla “pelle” dello stesso condannato.
Corpi scarni, “divorati” dalle “angosce” di ogni giorno, arsi come dalla mancanza di un nutrimento che doni serenità all’animo, vengono, nella “visione” del dipinto, “illuminati”, però, da un’aura di luce e di calore, il calore della speranza che riesce a “sciogliere” la freddezza glaciale di quel cuore che “si nasconde” dietro un corpo prigioniero di sé stesso, “raggomitolato” come per “proteggersi” da tutto e da tutti, in un atteggiamento di totale chiusura all’accettazione, alla comprensione di sé e degli altri, al dono.
È il calore che riesce a “rimodellare” quelle forme “rattrappite”, la “linfa” che ritorna a farle “pulsare” e “risvegliare” come “il bacio” del principe fece con la Bell’addormentata…
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